martedì 10 gennaio 2012

LO SAPEVATE CHE...

Lo sapevate che...il ciclista più grande del mondo fù un certo Grimes di origini inglesi. Nel 1899 pesava 239kg e praticava il ciclismo.

Lo sapevate che...nel settembre 1965, nella città tedesca di Friedburg, Josè Meiffret, stabilì il record del mondo di velocità su una bicicletta pari a 127,243 miglia all'ora (circa 204 km/h) dietro a una Mercedes Benz 300sl. La bici aveva una corona anteriore di 130 denti ed un pignone di 15, pesava 20 kg e aveva le ruote in legno. Il tutto durò circa 18 secondi. Con se aveva portato un foglio recante la scritta:"In caso di incidente mortale, prego gli spettatori a non provare pena per me. Io sono un uomo povero, orfano dall'età di undici anni, e ho sofferto molto. Non provo terrore per la morte. Questo tentativo di record è il mio modo di esprimermi. Se i medici non potranno fare piu niente per me, per favore seppellitemi dal lato della strada dove sono caduto."

Lo sapevate che...Ernesto Colnago, classe 1932, produttore di bici, parla con le sue creazioni (le chiama “le ragazze”). Una volta gli era capitata una bicicletta che non «andava d’accordo» con Eddy Merckx. Allora lui l’accarezzò prima di ammonirla: «Ti avverto, pischella, come ti ho creata ti distruggo! Prova ancora a far arrabbiare Merckx e ti strappo i freni e me li mangio».

Lo sapevate che...la fanciulla de "Ma dove vai? bellezza in bicicletta...", quella dalle gambe “tornite e belle”, quella che se ne andava “pedalando con ardor”, è esistita davvero, anzi è stata un mito scandaloso dei primi anni Venti. Si chiamava Alfonsina Morini, per ironia della sorte maritata in Strada, era figlia di poveri contadini emiliani e nel 1924 aveva partecipato, unica donna nella storia della competizione, al Giro d’Italia grazie all’intercessione del potente direttore della “Gazzetta dello sport”, Emilio Colombo, che aveva subito capito quale interesse morboso suscitasse la sua presenza fra i corridori, al punto che ci mise dei soldi di tasca propria purché lei proseguisse, nonostante le polemiche. All’arrivo della donna a Fiume, distrutta, in lacrime, dopo infinite forature e cadute dal sellino, dopo che addirittura aveva perduto il manubrio suscitando la solidarietà proto-femminista di una spettatrice che le aveva aggiustato alla meglio un manico di scopa, fu acclamata come i campioni più reputati.

Lo sapevate che...La bicicletta da montagna nasce in California verso la fine degli anni 60'. La base di partenza di tutte le mountain bike fu in particolare il modello "Schwinn Excelsior": una pesante bici da lavoro, risalente agli anni '30, con gomme grasse, telaio molto robusto (e pesante), robusti portapacchi, parafanghi e senza rapporti di cambio. Tali bici erano pertanto indicate per poter sopportare le sollecitazioni di escursioni fuoristrada, ed erano probabilmente utilizzate da gruppi hippies in cerca di spazi incontaminati. Tolti portapacchi e parafanghi, il passo successivo fu quello di affinare tale bici e infatti il primo serio sviluppo alle MTB fu dato da Gary Fisher, Tom Ritchey e Joe Breeze che modificarono la geometria del telaio, lo resero più leggero (con l'uso di tubazioni più resistenti e leggere) ed introdussero un cambio specifico (inizialmente adattato da trasmissioni stradali). In Italia, quando molti snobbavano le MTB, la ditta Cinelli, con buona intuizione, lanciò sul mercato il modello Rampichino.

Lo sapevate che...Negli anni 1870, un inglese chiamato James Starley ha migliorato il concetto di velocipede. Ha inserito una grande ruota alla parte anteriore, cosa che permetteva di raggiungere più grandi velocità. James Starley è stato il primo ad utilizzare per le ruote dei raggi di spilla metallica sotto tensione, piuttosto che delle sbarre di legno o di metallo. Il posizionamento di questi raggi era "tangenziale" piuttosto che radiale, cosa che permetteva un migliore assorbimento delle vibrazioni causate dalla strada, una più grande resistenza alle scosse, e più grande capacità di incanalare l'energia che genera la pedalata. Il tutto su una ruota relativamente più leggera. Questo concetto di ruota è valido tutt'ora e domina sulle biciclette d'oggi.


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